Bianco di Pitigliano
Quando si parla di Pitigliano è quasi impossibile che il discorso prima o poi non vada a cadere sul vino. Il vino è infatti radicato da tempo nella cultura pitiglianese in quanto viene prodotto ormai da secoli. Senza dubbio la natura dei terreni, l’alta luminosità ed il clima mite della zona, costituiscono gli elementi di ordine fisico che da sempre hanno favorito lo sviluppo di una fiorente viticoltura, anche se il vino, nella storia di questo paese è anche un fatto storico, quotidiano e sociale.
Questo celebrato bianco nasce da una base di Trebbiano al quale sposa varietà diffuse in Umbria e Lazio, come il Grechetto per esempio, ai quali si aggiungono varietà internazionali come Chardonnay e Sauvignon che tanto sembrano incontrare i gusti del consumatore moderno. Per avere un’idea più chiara, possiamo dire che il disciplinare prevede: Trebbiano toscano (dal 50 all’80%), Greco, Malvasia Bianca toscana e Verdello, da soli o congiuntamente (non oltre il 20%); Grechetto, Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco e Riesling italico, da soli (nei limiti del 15%) o congiuntamente (non oltre il 30%). E’ ammessa inoltre la presenza di vitigni a bacca bianca fra quelli raccomandati ed autorizzati fino ad un massimo del 10%.