Vernaccia
La Vernaccia, autentico "nettare degli dei", ha da secoli acquistato fama e prestigio in ambito internazionale. Per coglierne appieno le virtù bisogna provarlo sia fuori pasto, quale eccellente vino da meditazione, sia accanto ad alcune prelibatezze gastronomiche. La Vernaccia è un vitigno bianco che predilige i terreni alluvionali costituiti da materiale di disgregazione rocciosa ed è infatti tipico della bassa valle del Tirso, in provincia di Oristano. L’ubicazione della sua ristretta area di diffusione induce ad ipotizzare che sia stato introdotto in Sardegna dai Fenici, fondatori della città portuale di Tharros, nella Penisola del Sinis.
Il nome del vitigno è però probabilmente di origine romana e indica un’uva “vernacula”, ossia un’uva del luogo, tanto che la denominazione vernaccia è utilizzata in tutta Italia per indicare in generale i vitigni non altrimenti classificabili. La Vernaccia in Sardegna è comunque il simbolo della storia e della cultura oristanese ed ha anche un retroterra leggendario in quanto la tradizione vuole che abbia origine dalle lacrime di Santa Giusta, patrona di Oristano, e che abbia proprietà terapeutiche contro la malaria, che nei secoli scorsi infestava queste zone paludose. Dal vitigno Vernaccia è oggi prodotto un vino da meditazione molto famoso e apprezzato, la Vernaccia di Oristano DOC, dal colore giallo ambrato e dal sapore mandorlato, che raggiunge un’alta gradazione alcolica (15°-16°). La produzione dell’uva avviene in vigne generalmente ad alberello, con una resa che non supera i 60 quintali per ettaro. L’uva, che presenta un grappolo piccolo e serrato e ha acini tondi, è vendemmiata alla fine di settembre, quando raggiunge la giusta concentrazione zuccherina. Attraverso un naturale processo di ossidazione per opera di una particolare flora di lieviti (“flor”) e l’invecchiamento per tre, quattro anni in botti di rovere o castagno parzialmente scolme, si riesce ad ottenere un prodotto unico e caratteristico.