Mai vertigine sì forte colse l'anima mia
a rimirar l'immenso che mi avviluppa e prende
con corolla di monti
fulgidi e casti a gareggiar col sole.
Pura acqua di fonte ai piè del tempio sgorga
e il mormorio mi canta nenia di mamma dolce e lontana
in terso mattino di giorno che muore, che carezza e intenerisce il cuore.
Veste a festa la roccia la ricca ginestra in fiore,
al ciel levando, festosa, il giallo di antico oro fuso.
Il piano è vel che muove e mostra e copre mille tesori:
miti, cenobi, fiumi, giardini...
Volo d'augelli e l'usignuol festoso
dicon di primavera che tutt'intorno è esplosa.
La brezza spinge danzanti farfalle,
che giocan col sole, il cielo e la valle,
e fa respirar profumi struggenti di fanciulleschi dì.
E' Padula, tavolozza di sogno di divino Autore,
che invita alla vita, alla gioia, all'amore.
Mario Senatore