Piadina
Deve il suo nome all’asse usato per stendere l’impasto, la cosiddetta pladena. Le origini della preparazione però sono incerte: secondo alcuni essa discenderebbe dalle focacce cotte sul testo dai latini, secondo altri dal pane azzimo ebraico. Anticamente infatti la piadina non era lievita.
Risultando difficilmente digeribile, i contadini erano soliti consumarla nei periodi di più intenso lavoro nei campi, per sentirsi sazi più a lungo. Nella versione moderna, fermentata, la farina di grano tenero viene impastata con il latte o l’acqua minerale gassata, il sale, il lievito di birra, lo strutto o l’olio, al termine di un lungo riposo l’impasto viene steso con il matterello allo spessore di qualche millimetro. I dischi che se ne ricavano vengono cotti su una piastra rovente, dove sono frequentemente punzecchiati con i rebbi di una forchetta. La cottura, necessariamente poco uniforme, produce un'alternanza gustativa di note dolci e tostate.