Dolce napoletano per antonomasia, è una torta di pasta frolla ricoperta con un composto inconfondibile e unico nella sua natura arcaica:
grano duro cotto nel latte
con scorza d’arancia e vaniglia; ricotta, uova e zucchero; frutta candita (scorze di cedro, arancia e zucca); essenza o acqua di
fior d’arancio
, e cannella. La pastiera viene completata in superficie da striscioline di pasta intrecciate, poi passata in forno, infine guarnita da una spolverata di zucchero a velo.
È un dolce denso di simbolismi legati alla rinascita: probabilmente trae origine dalle offerte rituali che salutavano la primavera in epoca pagana e poi la Pasqua con il primo Cristianesimo. Nell’attuale versione, la pastiera probabilmente nasce qualche secolo fa in ambito conventuale, ipotesi avvalorata dal fatto che a Napoli le suore di S. Gregorio Armeno erano d’abilità proverbiale e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le tavole delle famiglie abbienti. A queste ipotesi plausibili va aggiunta la leggenda secondo la quale, negli anni di fondazione della città, la sirena Partenope, avuti in omaggio i migliori prodotti delle terre vesuviane, li restituì sublimati in questo dolce. Celebre è anche l’aneddoto che chiama in causa re Ferdinando II di Borbone, uomo notoriamente gioviale, che riuscì a strappare un sorriso alla moglie,
l’austera Maria Carolina d’Asburgo
, proprio grazie alla pastiera. Oggi esistono alcune varianti della ricetta che prevedono la parziale sostituzione delle uova con crema pasticciera per rendere più morbido e leggero il ripieno. Nel Beneventano, inoltre, al posto del grano si usa il riso; a Nola e dintorni, i tagliolini.
Più recente è la pastiera al cioccolato, alla caprese
.
Pastiera napoletana