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Uno scrigno patrimonio dell'Unesco
Immaginate di percorrere un silenzioso dedalo di stradine medievali e di sentire come una musica ancestrale solo il suono dei vostri passi. Immaginate antichi portali in pietra che sovrastano maestosi portoni che un tempo appartenevano ad agiate famiglie locali. Immaginate di udire in lontananza il canto delle donne che si recavano alla fontana del paese per lavare la biancheria con acqua e cenere. Siete a Padula, nel cuore del Vallo di Diano, in quella parte della Campania che mantiene orgogliosamente intatto il suo fascino originario, permeando di bellezze paesaggistiche e tradizione popolare un territorio di grande suggestione.
Lo scrigno del centro storico fa sfoggio dei remoti fasti con il sontuoso Palazzo Baronale, le Torri Angioine e i portali in pietra locale che testimoniano l’attività dei maestri scalpellini. Il fascino di Padula è accentuato dall’alone di mistero e leggenda che si intravede percorrendo i suoi vicoli ed ascoltando ammaliati i racconti degli anziani del posto, i quali non si stancano mai di rievocare le eroiche gesta di Joe Petrosino, che a Padula ebbe i suoi natali e che viene orgogliosamente ricordato come simbolo di onestà e trasparenza, come colui che seppe sacrificare la vita per non tradire i suoi ideali più profondi.
Ma il nome di Padula è legato a filo doppio alla sua splendida Certosa. Dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, il monastero è il secondo per grandezza in Italia dopo la Certosa di Parma. Fu fondato da Tommaso San Severino nel 1306 ed è dedicato a San Lorenzo. Non a caso, infatti, la sua struttura richiama l'immagine della graticola sulla quale il santo fu bruciato vivo. Una visita alla Certosa consente di ammirare i sinuosi movimenti dello stile barocco ed il più esteso Chiostro del mondo (circa 12.000 m²), incorniciato da 84 colonne.
Joe Petrosino
"
Oggi la Certosa di Padula è ben altra cosa rispetto a quella che era nei primi anni ’50
, quando, poco più che bambino, coi pantaloni corti, inforcavo la bicicletta e pedalavo felice lungo le profumate e polverose vie che si snodavano, deserte, nella lussureggiante campagna punteggiata di secolari querce, per rispondere ad un amorevole richiamo che mi attirava laddove, prestando l’orecchio allo spirito, si percepiva il lamento di sofferenza come quello di un gigante ferito, custode di storia, di arte, di fede, di costumi, di cultura che, per quanto umiliato, giaceva maestoso nella sua lenta e dignitosa agonia. Allora maiali e capre dimoravano in una parte di essa, mentre intere greggi vi transitavano indisturbate". Queste le amorevoli parole di un illustre nativo del luogo, il
prof. Mario Senatore
, che alla sua città ha dedicato
splendidi versi
.
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