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Vino e occupazione
Data pubblicazione :
09/04/2010 10.36.53
Il vino italiano non fa scuola solo per il giro d'affari che è in grado di muovere. Ma anche per il positivo impatto sull'occupazione legata alle tante attività connesse che ruotano intorno al bicchiere. Di pari passo con la crescita del fatturato e delle esportazioni, infatti, è aumentato anche il peso occupazionale rivestito del settore vitivinicolo. Il settore ormai rappresenta la prima voce dell'export alimentare italiano, ma è sempre più rilevante il peso che ha assunto grazie al ruolo multifunzionale. Il business infatti dalla cantina si è esteso ad altri ambiti, dalla commercializzazione agli agriturismi. E all'ampliamento dei confini ha corrisposto una crescita delle opportunità di lavoro offerte.
L'universo occupazionale è stato al centro ieri del convegno organizzato da Coldiretti e dall'Associazione delle Città del vino sui "Mestieri del vino". A parlare sono stati innanzitutto i dati. Il settore dà oggi lavoro a circa 1,2 milioni di addetti con una crescita del 50% negli ultimi dieci anni. Un incremento che dipinge il successo forse meglio degli stessi dati congiunturali. Ma non solo. Dell'1,2 milioni di lavoratori del vino, 200mila sono stagionali e, soprattutto, 20mila sono immigrati. «Nel solo distretto di Montalcino - spiegano alla Coldiretti - lavorano nel vino persone di 44 nazionalità diverse». Aspetti questi ultimi che mostrano anche l'importante contributo dato dal comparto all'integrazione. Ai dati sugli addetti del settore vitivinicolo vanno aggiunti quelli sulle 250mila aziende e sulle 35mila che effettuano anche l'imbottigliamento del prodotto. Importanti sono le ricadute sulla formazione. Sull'onda infatti del successo degli ultimi anni si contano ormai in Italia 20 corsi di laurea in viticoltura ed enologia. Ai quali si aggiungono 449 corsi post laurea dedicati al settore. Senza contare i circa 5mila corsi l'anno organizzati in media dall'Associazione italiana sommelier (Ais) e che hanno prodotto una platea di ben 32mila sommelier. Flavio Tosi) ha firmato il decreto di riforma delle norme quadro sui vini Doc e Docg.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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