Malloreddus
Nella cucina di terra grande spazio viene occupato dalle ricette che vedono l'uso degli gnocchetti noti con il nome di malloreddus, con varianti di pezzatura, colore e sapore, dovuti a presenza di verdure o di zafferano.
Sono quasi sempre conditi "alla campidanese", cioè con abbondante sugo di pomodoro, salsiccia sminuzzata e cacio pecorino grattugiato. Rappresentano il più classico formato delle paste secche sarde e si ottengono premendo dei piccoli pezzetti di impasto (bastoncini tagliati alla lunghezza di non più di 1 cm) su un apposito tagliere scanalato, facendo in modo che si arrotolino, rimanendo all'esterno leggermente rigati. Un tempo al posto del tagliere si usava unu ciuliri (canestro fatto col culmo secco del fieno). Oggi si trovano anche in commercio due nuove versioni, al pomodoro e agli spinaci. La costanza nel metodo di produzione dei malloreddus è certificato da più di venticinque anni. Nel dialetto campidanese "malloru" significa toro e "is malloreddus" assume quindi il significato di piccoli vitelli. Tra le ricette tipiche, sono prelibati i "Malloreddus" alla campidanese, conditi con sugo e salsiccia oppure con "casu furriau" (con formaggio fuso condito con zafferano). Simili ai malloreddus sono anche i chjusoni, in uso particolarmente a Tempio Pausania.