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L'enorme massiccio della
Majella
, unitamente ai monti del Morrone, è diventato da poco tempo parco nazionale. Posto nel settore meridionale dell'Abruzzo, tra le province di Chieti, Pescara e L'Aquila, rappresenta l'anello di congiunzione tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e il Parco Nazionale d'Abruzzo a sud. Aria salubre, ruscelli, torrenti e più di 1700 specie di piante sono il biglietto da visita della natura incontaminata. La fauna dei parchi è rappresentata dal lupo, dall'orso marsicano, dal camoscio, dal gatto selvatico, dal cinghiale e da più di 130 specie di uccelli. Una puntatina all’Abbazia di San Liberatore è una delle tappe obbligate del Parco della Majella, mentre i Monti della Laga sono il simbolo del Parco del Gran Sasso. Si parte naturalmente dal paese di Castelli, famoso per le sue ceramiche, oppure dalla Fortezza di Civitella del Tronto senza dimenticare la chiesa medievale di San Giovanni ad Insulam.
Le grotte di Stiffe
sono il fenomeno del carsismo sotterraneo più conosciuto in Abruzzo. Il torrente che scorre gli oltre 600 metri di sviluppo della grotta forma all'interno della cavità rapide e cascate spettacolari. Le Grotte di Stiffe sono situate all'apice del piccolo paese di Stiffe, frazione del Comune di San Demetrio ne' Vestini. Avvicinandosi alla grotta, è possibile ammirare uno degli angoli più belli di tutto l'Abruzzo: da una parte la conca aquilana dominata dalla imponente catena del Gran Sasso d'Italia e dall’altra l’aspra parete rocciosa alta cento metri, che sovrasta l'ingresso della grotta.
La Panarda
Con il nome di panarda si indica, specialmente nell'Aquilano, un rituale di consumo collettivo del cibo che consiste in un banchetto allestito in precise ricorrenze calendariali. L'aspetto più spettacolare della panarda sta nella quantità delle portate che possono superare anche il numero di cinquanta e nell’etichetta che impone ai commensali di onorare la tavola, consumando tutte le vivande portate in tavola. La tradizione è comune a molti paesi, ma dove il rito ancora esprime compiutamente il concetto di celebrazione comunitaria con forti permanenze magico-sacrali è a Villavallelonga, un piccolo centro posto entro la zona montagnosa del Parco Nazionale d'Abruzzo. La devozione popolare racconta che tanti anni fa una donna della famiglia Serafini lasciò una creatura in fasce nella culla e andò a prendere l'acqua alla fontana.
Le meraviglie della Majella
Tornando a casa incontrò un lupo che la portava in bocca. Invocò Sant'Antonio e il lupo lasciò la bambina. La donna promise al Santo la festa a fuoco, cioè la panarda. Dopo, la promessa si è tramandata per eredità. Attualmente le famiglie obbligate sono una ventina ed ogni anno, immancabilmente, la sera del 16 gennaio, allestiscono un grandioso banchetto che si protrae tutta la notte. Nella stanza in cui si svolge il convivio viene preparato un altare su cui troneggia l'immagine di Sant'Antonio Abate, in mezzo a composizioni ornamentali dette corone e costituite da frutta, uova, dolci. Quando tutti gli invitati hanno preso posto alla mensa il panardere, ovvero il capo di casa, recita il rosario, le litanie ed infine intona l'Orazione di Sant'Antonio, dopo di che dà l'ordine di servire gli ospiti.
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