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Quando Cupido colpì Alessandro Farnese
Esistono territori ancora intatti nel nostro Bel Paese, luoghi magici immersi in un’atmosfera d’altri tempi, ricchi di arte, storia e cultura. Se poi a queste bellezze si aggiunge l’incomparabile splendore di una natura incontaminata, siete arrivati nella Tuscia Viterbese. Si tratta di una delle zone più suggestive d’Italia, ma dal fascino discreto, non ancora leso dal turismo di massa. La varietà del suo territorio, le sue antiche cittadine, i suoi siti archeologici, i suoi parchi naturali, i suoi boschi, i suoi laghi, offrono al visitatore diverse possibilità di svago e di intrattenimento.
L’itinerario che vi proponiamo si snoda lungo la Tuscia viterbese e comincia dal borgo di
Civita di Bagnoregio.
Dei cinque ingressi una volta esistenti rimane oggi solo quello attraverso la Porta di Santa Maria, così chiamata perché vi sorgeva una piccola chiesa dedicata alla Madonna. La porta di Santa Maria armonizza stili appartenenti ad epoche diverse: etrusca è la struttura, medievale e rinascimentale il rivestimento esterno. I due leoni ai lati dell'arco magnificano la vittoria del 1457 dei Bagnoresi sui Monaldeschi ed i Baglioni mentre l'aquila reale posta sopra è il simbolo del Cardinale Reginaldo Polo (1547-1558). Da non perdere l’interessante Palazzo Alemanni Mazzocchi del Cinquecento, con uno splendido portale in bugnato. Il palazzo passò nel 1658 dalla famiglia Alemanni a quella Mazzocchi ed oggi è proprietà del comune, location di interessanti eventi culturali.
Da Civita di Bagnoregio raggiungiamo, seguendo al SP56 (distanza 28 km),
Bagnaia,
il cui nome è legato soprattutto allo splendore di Villa Lante. Di bellezza prepotente è la Fontana del Pegaso, il cavallo alato che a colpi di zoccolo fa sgorgare l’acqua dalla roccia. Bello il gioco delle Muse e dalle Grazie, che, poste in semicerchio, gettano l’acqua nel laghetto, in contrapposizione alle quattro Nereidi che la spruzzano verso l’alto. Percorrendo uno stradone si giunge al "Parco", caratterizzato da enormi elci secolari. Qui si disvelano agli occhi del visitatore la grande vasca detta “Conservane”, la Fontana dei Leoncini e il Casino di Caccia.
Da Bagnaia raggiungiamo
Caprarola,
attraverso la SP57 prima e la strada Canepinese poi, percorrendo in tutto una distanza di 25 minuti. Qui imperdibile è una visita a Palazzo Farnese. Fu amore a prima vista quello che legò la cittadina ad Alessandro Farnese, innamoratosi della sua posizione strategica e del suo clima mite. Affidò, quindi, i lavori al Vignola, dando vita ad una delle opere più belle dei Farnese. Pittori ed architetti illustri contribuirono alla costruzione di questa imponente opera e alla ricostruzione del nucleo urbano che, naturalmente, non doveva sfigurare dinanzi al Palazzo.
Grazie a questo sforzo congiunto oggi è possibile ammirare una struttura architettonica articolata, all’interno della quale risaltano meravigliosi affreschi, finte immagini di porte e finestre che sembrano create con l’unico scopo di sorprendere e disorientare il visitatore. Varcato l’ingresso principale, si accede al Piano Rialzato, detto dei Prelati, i cui affreschi dello Zuccari narrano le vicende di Giove rese ancora più suggestive dall’assetto prospettico del Vignola, che infonde la sensazione di spazi dilatati all’infinito. Incanta il cortile circolare, i cui porticati si fregiano di volte affrescate da Antonio Tempesta. Una curiosità: la maestosa scala elicoidale interna fu oggetto di grandi discussioni, giacché in quel periodo le scale di accesso ai piani superiori erano generalmente costruite in cortile; lo stupore che destò la scala del Vignola fu tale da valerle l’appellativo di Scala Regia. Pensate che il Cardinale, attraverso la scala, poteva raggiungere la propria camera da letto persino a cavallo! La meraviglia continua nell’ammirare il Piano Nobile, con la Camera dell’Aurora e la Stanza dei Fasti Farnesiani, affrescata magistralmente con scene che riproducono gli splendori della nobile famiglia.
Testi: Michela Bilotta
NickName :
Redazione
Creato il :
06/04/2010
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