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La montagna incantata
La Maiella è da sempre per gli abruzzesi la montagna legata al concetto della magia e della maternità. Forse la sua conformazione così imponente ed impenetrabile ma allo stesso tempo così dolce e compatta, avendola difesa dagli attacchi dell’uomo, l’ha resa fino a tempi recenti quasi inviolabile, avvolgendo le sue vette di leggende e di miti.
A questi miti è sicuramente legata l’origine del suo nome che ancora oggi non ha trovato una definitiva spiegazione; da alcuni viene associato al culto della dea Maia che potrebbe spiegare l’appellativo di madre che le viene attribuito. Altri invece, lo collegano a Majo, antico nome del maggiociondolo.
Montagna sacra sia per i pagani, ma anche per i cristiani i quali vi eressero diverse abbazie ed eremi. Tra le abbazie ricordiamo quella di S. Liberatore a Maiella (Serramonacesca) e tra gli eremi quello di S. Spirito nell’omonimo vallone. L’eremo di Santo Spirito è sicuramente il più grande e famoso di tutta la Maiella, e anche se ha subito diverse trasformazioni nei secoli, mantiene ancora il fascino dovuto alla stupenda posizione. Non esiste una data precisa della sua origine, anche se si suppone sia anteriore al Mille. La prima presenza a noi nota è quella di Desiderio, futuro Papa Vittore III, che vi dimorò nel 1053. San Pietro Celestino vi giunse nel 1246, e dopo aver costruito una chiesa dedicata allo Spirito Santo vi rimase, tra alterne vicende, fino al 1293 (circa 47 anni). Tra il 1310 e il 1317 vi fu abate il beato Roberto da Salle.
Petrarca nominò questo eremo nel "De vita solitaria" definendolo come "uno dei luoghi più adatti all’ascesi spirituale". Nei due secoli successivi il monastero fu abbandonato e solo nel 1586, con il monaco Pietro Cantucci da Manfredonia, la vita religiosa riprese vigore; egli costruì la Scala Santa che porta all’oratorio di Santa Maria Maddalena. Il Parco Nazionale della Maiella, istituito nel 1992, si estende per circa 75.000 ettari nelle province di Pescara, Chieti e l’Aquila interessando 39 comuni.
Sembra quasi unire il Parco Nazionale del Gran Sasso a nord con il Parco Nazionale d’Abruzzo a sud creando un unico territorio protetto all’interno della stessa regione. Il complesso montuoso della Maiella è di natura calcarea e ha una forma molto caratteristica, assomiglia ad una grande cupola ellittica che domina il paesaggio abruzzese. Il versante occidentale presenta un aspetto ripido e scosceso mentre quello orientale si presenta più arrotondato, ma interrotto da forre e profondi valloni.
La Maiella conta 61 vette, di cui più di trenta oltre i 2000 metri. La cima principale è il Monte Amaro che con i suoi 2795 m. è la seconda vetta dell’Appennino. Il suo fascino è accentuato dai selvaggi valloni, veri e propri canyon, e dai vasti pianori al di sopra dei 2000 m. , come ad esempio la Valle di Femmina Morta.
Troviamo inoltre interessanti fenomeni carsici e glaciali quali inghiottitoi, doline, anfiteatri morenici e suggestive grotte come la grotta del Cavallone. Il patrimonio di biodiversità vegetale conta oltre 1800 specie, circa un terzo dell’intera flora italiana. Nel parco sono ben riconoscibili le differenti fasce di vegetazione. Si incontrano prima boschi misti di querce, aceri, carpini e ornelli, più in alto, dai 1000 ai 1800 m., troviamo le faggete. Nella fascia compresa tra i 1700 e i 2300 m. domina il pino mugo, spesso accompagnato da altre specie, quali il ginepro nano.
Piuttosto diffuso il maggiociondolo dai fiori gialli, così abbondante da rendere verosimile l’ipotesi secondo cui la parola Maiella deriverebbe da Majo, antico nome che le popolazioni locali davano alla pianta. Tra i numerosi fiori presenti su queste montagne ricordiamo la viola della Maiella, la stella alpina, il ranuncolo, la genziana, l’aquilegia, la soldanella e la scarpetta di Venere (rara orchidea spontanea). Le orchidee spontanee sono presenti con circa 60 specie delle 120 presenti su tutto il territorio nazionale.
La fauna del parco è rappresentata dal lupo, dall’orso bruno marsicano, dal camoscio, dal cervo, dal capriolo, dalla lontra, dal gatto selvatico e da altri ancora. Tra le 130 specie di uccelli spiccano il falco pellegrino, l’aquila reale, l’astore, la poiana, il gufo reale, il picchio dorsobianco.
Foto e testi: Associazione Agrituristica Terranostra Abruzzo
NickName :
Redazione
Creato il :
02/03/2010
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