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Il destino nel nome: il Parco del Gran Paradiso
Succede ancora che qualche visitatore si avvicini al profilo dello stambecco che spicca sul cartello indicatore dei limiti del parco stupito di non aver trovato né recinti né custodi, accorgendosi, invece, di aver varcato i confini di un grande ridotto montano a entrata libera. Un luogo che si cerca di conservare come natura lo ha fatto e trasformato nei secoli, dove l’animale è libero in ogni sua manifestazione, dove l’uomo trova la sua libertà, come dice Samivel, nel comportarsi bene, dove le regole sono tanto più facili da osservare quanto più alto è il grado di civile educazione.
Basta così poco: rispettare il territorio e non disturbare i suoi abitanti, non lasciare traccia del proprio passaggio, riportare a casa solo animali e fiori impressionati sulla pellicola e i propri rifiuti. Il Parco è nato grazie a quel caprone selvatico, lo stambecco, che dicono sia il mammifero più antico presente sulla terra, con i suoi 14 milioni di anni; ridotto due secoli fa a un numero striminzito di esemplari, pascolanti sulle pendici del Gran Paradiso. La caccia indiscriminata, durata centinaia di anni, che li aveva portati quasi all'estinzione, venne immediatamente repressa e lentamente la montagna tornò a ripopolarsi, nonostante fossero esclusi dal veto i sovrani di Casa Savoia che però, come si disse, non solo regnavano, ma anche cacciavano uno per volta.
Nel 1922 il re Vittorio Emanuele III cedette i suoi diritti allo Stato italiano perché fosse costituito un parco nazionale. Oggi la zona protetta si estende per 72.000 ettari, di cui 38.000 in territorio valdostano: sono interessate la valle di Cogne, la Valsavarenche e la valle di Rhêmes. È tuttora efficiente buona parte dei sentieri costruiti per le cacce reali: l'accessibilità pedonale fino ad alta quota è unica al mondo. Le case di caccia si sono trasformate in rifugi.
La sorveglianza è affidata ai guardaparco (i primi erano stati scelti fra i bracconieri pentiti, con ottimi risultati). Svolgono il loro lavoro pattugliando il territorio loro affidato, in ogni stagione, armati di potenti binocoli. Provvedono alla salvaguardia dell'ambiente, censiscono la fauna, consigliano i turisti e ogni sera annotano sul diario gli avvenimenti giornalieri. I confini del vicino parco francese della Vanoise non impediscono la libera circolazione fra le aree protette: il concetto di frontiera, infatti, è una prerogativa riservata agli uomini.
Il nome del parco risulta felicemente indovinato: il Gran Paradiso, gigante italiano custode dell’omonimo parco Nazionale é davvero uno spettacolo della Natura. Unica montagna situata completamente in territorio italiano capace di guardare il mare dall’alto dei suoi 4061 metri. Questa vetta presenta un versante davvero agghiacciante sul lato della Valle di Cogne: una colossale parete rocciosa con un salto di circa 700 m. si innalza infatti da un ghiacciaio il cui nome è per se stesso già molto indicativo: Tribolazione!
L’ascesa di questa montagna è più “agevole” dal Rifugio “Vittorio Emanuele”. Il Rifugio, raggiungibile percorrendo un comodo sentiero che si snoda dalla loc. Pont di Valsavarenche, è un buon punto di partenza per arrivare in vetta. Ma queste sono sfide in cui solo professionisti esperti possono misurarsi, per tutti gli altri sarà già grande il privilegio di camminare nei sentieri del Parco e ammirare questo monumento della natura in tutta la sua maestà. Cogne, la Valnontey e Valsavarenche sono i territori dai quali godere meglio della sua vista, della fauna che lo popola e della flora rarissima che lo adorna.
Per approfondire la conoscenza del Parco e delle sue realtà i centri visitatori risultano strumenti utilissimi. Offrono un servizio di informazione al pubblico, mostre permanenti e vendita di pubblicazioni. Durante l'estate presso questi centri vengono organizzate attività di animazione per ragazzi, proiezioni ed escursioni. Nel territorio valdostano esistono tre centri visita: - a Cogne con un laboratorio sul parco con giochi di ruolo, modelli, sistemi multimediali e uno ‘'spazio sensoriale'' con profumi e suoni; - a Valsavarenche con l'esposizione ‘'un incontro ravvicinato con linci e predatori''; -a Rhemes-Notre-Dame con l'esposizione ‘'l'avvincente storia di un recupero: il Gipeto torna a volare nei nostri cieli''.
Testi e foto: Consorzio Gran Paradiso Natura
NickName :
Redazione
Creato il :
29/01/2010
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