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In bici lungo l'Adda
20 km di pedalata, sulle sponde del più lungo affluente del Po. Si parte dalla spiaggia del Laghetto di Piona, graziosa pennellata di verde, che s’incunea nelle acque azzurre del lago, per stemperare la monotonia, con una dolce sfumatura; la sua celebre abbazia (opera del XI secolo) è divenuta un cliché d'obbligo per ogni itinerario in alto lago. A Piona si assapora ancora il gusto della pace; le sue attrattive si fondono con la bellezza di una natura sempre carica di suggestione, si concentrano nel fascino dei colori del lago, dei monti e del cielo.
Si percorre, poi, un tratto di strada in mezzo ai campi, poco frequentata dalle macchine; essa passa vicino a Montecchio Sud (in questa zona si trova la Base Scout). La costa é splendida, ricca di vegetazione, con rocce a picco sull'acqua e spiaggette riparate; la cappelletta dedicata a San Nicolao fa bella mostra di sé, mentre l'entrata del golfo di Piona riserva un colpo d'occhio splendido. Da visitare i parchi naturali Montecchio e Fuentes. Tenendo la sinistra si incontra il lido e proseguendo si arriva al camping e alla scuola di vela: merita una visita anche solo per stare a guardare!
Si rientra in paese, lungo la piazzetta sul lago (per la maggior parte pedonale e/o chiusa al traffico). A questo punto si continua sul lungo lago fino alla spiaggia dell'Ontano, dove inizia la pista ciclabile vera e propria, la quale raggiunge le foci dell'Adda per poi seguirne il corso attraverso i campi e riunendosi alla pista che porta a Morbegno. Anche qui la natura si sposa con l’arte: l’Insigne Collegiata di San Giovanni Battista (sec. XVII-XVIII), sede parrocchiale dal 1560, conserva un reliquario della Sacra Spina (della corona di Cristo) e le spoglie del Beato Andrea Grego da Peschiera; è l'edificio barocco più importante della Valtellina e tra i più interessanti della Lombardia.
A Morbegno è poi possibile visitare il Palazzo Malacrida (sec. XVIII): più volte definito “il più bel palazzo veneziano fuori da Venezia”, l'aristocratica dimora spicca nel panorama delle ville valtellinesi per la bellezza dei cicli pittorici e la privilegiata ubicazione nel cuore del centro storico della Città; l’atrio si presenta come una raccolta bomboniera rococò da cui parte lo scalone d'onore arricchito dalle belle balaustre in marmo bianco di Viggiù (rifinite in oro zecchino) e dal medaglione affrescato sul plafone con Il ratto di Ganimede (opera del pittore morbegnese Giovan Battista Romegialli, 1761).
Il cuore del palazzo è il Salone d'onore che occupa in altezza due piani del palazzo ed è interamente decorato dalle quadrature di Giuseppe Coduri detto il Vignoli (annoverato tra i più valenti decoratori del Settecento lombardo). Il soffitto è arricchito dal Trionfo della Verità tramite le Arti e le Scienze sopra l'Ignoranza, soggetto illuminista interpretato con squisito gusto veneziano da Cesare Ligari. Sempre del Ligari è da segnalare l'affresco delle Tre grazie nell'attiguo saloncello. Altre stanze si presentano decorate da affreschi, stucchi e camini. Infine ma non ultimo è il giardino all'italiana (trascurato nell'assetto originale e bisognoso di un radicale restauro filologico)terrazzato su tre piani da cui si gode uno splendido panorama che si apre su tutto il terziere morbegnese.
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