Cordula
Interiora di agnellone, pecora o capra, confezionate in modo tale che il prodotto finito appare come una treccia o corda intrecciata.
Come variante possono essere utilizzate esclusivamente le interiora di agnellini e capretti che non hanno ancora brucato. Per la preparazione di questa pietanza delle interiora si utilizzano nello specifico: lo stomaco (abomaso, omaso, rumine e reticolo) tutto l’intestino. Dopo aver lavato con estrema cura il tutto, in acqua corrente, si prendono le diverse parti dello stomaco e si tagliano a strisce spesse circa 3 cm. e lunghe da 80 a 100 centimetri. Successivamente si prende l’intestino e si separa il tenue dal crasso, quest’ultimo si apre con un taglio longitudinale che si sottopone ad una raschiatura interna, con un coltello, per ultimare l’asportazione dei residui alimentari, dopo di che si taglia anch’esso, al pari dello stomaco in strisce longitudinali. L’intestino tenue invece viene lasciato intero per essere utilizzato per la legatura. A questo punto si procede alla legatura di tutte le parti. A lavoro di legatura ultimato, la corda si deve presentare come un grosso salsicciotto rivestito dall’intestino tenue con una linea di nodi evidenti su un fianco. Il preparato così ottenuto può essere cotto arrosto (cordula arrustia), tecnica questa più diffusa, infilzandolo a zigzag nello spiedo o in tegame (cordula cum prisucci - con piselli). Il tempo di cottura varia in funzione dello spessore della corda da un’ora e mezza a due ore, a cottura ultimata la corda arrosto si presenta di un bel color oro-ambrato mentre quella in tegame risulta di un colore paglierino e penetrabile con un coltello. Il piatto va servito caldo e porzionato, nella tradizione sarda la corda viene affettata con uno spessore della fetta di circa 3 cm.